Le recente rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti potrebbe avere ripercussioni notevoli sulle supply chain globali, trasformando il commercio internazionale, le politiche ambientali e le dinamiche di approvvigionamento in modo radicale. Secondo molti analisti, le politiche protezionistiche e la linea dura verso la Cina caratterizzerebbero una nuova fase di tensione commerciale, con possibili implicazioni sui costi, sui flussi commerciali e sulla sostenibilità delle catene di fornitura globali.

Nuove barriere commerciali e protezionismo

L’approccio di Trump all’economia – “America First” – prevede forti dazi, soprattutto sulle importazioni cinesi, con tariffe fino al 60% su certi prodotti. Questo modello potrebbe ridurre la competitività dei prodotti importati e spingere le aziende americane a riportare la produzione negli Stati Uniti. Resilinc, piattaforma leader nella gestione dei rischi di supply chain, evidenzia come una seconda presidenza Trump possa intensificare il reshoring e il nearshoring. Tali cambiamenti potrebbero creare pressione sui costi delle imprese statunitensi che dipendono da produzioni e componenti esteri, costringendole a ristrutturare le proprie catene di fornitura per rispondere a politiche protezionistiche senza precedenti.

Impatti sui trasporti: effetti temporanei e di lungo termine

L’American Trucking Associations (ATA) vede positivamente il ritorno di un approccio più favorevole alla logistica nazionale, prevedendo un incremento della domanda per il trasporto su strada negli USA grazie alle limitazioni imposte sulle importazioni. Al contrario, il settore delle spedizioni marittime potrebbe subire danni ingenti: secondo un’analisi di Xeneta, piattaforma di intelligence per i trasporti, l’imposizione di nuovi dazi porterebbe a un incremento temporaneo delle tariffe di trasporto, come già osservato nel 2018, quando il costo per il trasporto oceanico di container aumentò del 70% durante le fasi più acute della guerra commerciale. Il frontloading, cioè l’anticipo delle importazioni, potrebbe generare un momentaneo sovraccarico delle supply chain prima di stabilizzarsi.

Relazioni transatlantiche e possibili ritorsioni europee

Un’altra area critica riguarda i rapporti tra Europa e Stati Uniti. Durante il primo mandato, Trump ha spesso avuto rapporti tesi con l’Unione Europea, minacciando ritorsioni e dazi sui beni importati. Se l’Europa rispondesse con tariffe proprie, le ripercussioni sugli scambi transatlantici sarebbero significative, e le aziende logistiche europee potrebbero dover adattare le proprie strategie, puntando a rinforzare i flussi commerciali interni. Secondo una recente analisi del Centro Studi Internazionali di Economia (CSIE), un incremento della domanda di logistica intra-europea potrebbe creare nuove opportunità, mentre l’instabilità globale potrebbe ridurre il volume degli scambi con gli Stati Uniti.

Decarbonizzazione e sostenibilità: un passo indietro

L’ambiente è un altro settore a rischio, poiché Trump ha ribadito la sua intenzione di non vincolare gli Stati Uniti ad alcuna riduzione delle emissioni di gas serra o ad altri impegni per la salvaguardia del clima e della natura. Uno scetticismo verso politiche ambientali globali confermato dalla promessa di ritirare di nuovo il paese dall’Accordo di Parigi del 2015, come aveva già fatto durante la sua prima presidenza. Secondo Sea-Intelligence, senza un accordo internazionale sugli obiettivi di riduzione delle emissioni, le aziende logistiche potrebbero dover fare i conti con regole locali frammentate, che aumenterebbero i costi operativi e l’incertezza nelle supply chain globali.

Un futuro incerto per le supply chain globali

La combinazione di tensioni commerciali, instabilità politica e cambiamenti normativi suggerisce che le supply chain globali potrebbero affrontare un lungo periodo di volatilità e rischi. Come osservato da Hartland Shipping, le nuove politiche americane potrebbero influire non solo sulle importazioni, ma anche sui costi e sulla stabilità delle filiere, mettendo alla prova la capacità delle aziende di adattarsi a un contesto commerciale sempre più incerto.

In definitiva, la nuova presidenza Trump rischia di trasformare radicalmente le supply chain globali, richiedendo alle aziende strategie più flessibili e resilienti per fronteggiare nuove barriere e costi in aumento, in un contesto di crescente instabilità economica.

 

 

Per approfondire il tema, domani su The Procurement Magazine verrà pubblicata l’intervista ad Andrea Appolloni, Professore associato in Management dell’Università di Roma Tor Vergata.